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Domenica
30 marzo 2008 , in occasione della cerimonia di apertura della stagione dei
pellegrinaggi al santuario « Madonna de Sesule » a Porzûs, è stata
inaugurata dall’arcivescovo di Udine ,
mons. Pietro Brollo e presenti per le
autorità il Presidente del Consiglio Regionale F.V.Giulia Alessandro
Tesini , il sindaco di Attimis ed altri intervenuti, la nuova casa dell' accoglienza «Maria
Speranza Nostra»: luogo per studiare, accogliere, promuovere il grande
messaggio che la Madonna ha consegnato l’8 settembre 1855, alla piccola
veggente Teresa Dush: «Santificare e rispettare il giorno del Signore;
vivere le giornate di vigilia come preparazione alle grandi Feste;
recitare il Santo Rosario».
Diverse
le manifestazioni organizzate per l’occasione, che oltre ad essere la
giornata di apertura dei pellegrinaggi in questa caratteristica
frazione di Attimis ricca di genuina e rustica bellezza(
unica località nel Friuli Venezia Giulia,
ufficialmente riconosciuta anche dalla Chiesa Cattolica ,)dove l’8
Settembre 1855 avvenne la
straordinaria apparizione della
S.S.Vergine Maria.
Nella
mattinata quindi si è celebrata la Santa Messa presieduta da mons. Pietro Brollo ed animata dalla
corale «Coceancigh» di Ipplis
dopodichè al termine della stessa è
stata inaugurata e benedetta dall’Arcivescovo di Udine,la casa
dell’accoglienza progettata e sognata dal compianto ex Parroco di Porzus
Don Vito Ferrini.L'opera è stata portata a termine ( con non poche
difficoltà anche con i contributi ecclesiali ,regionali e anche di
tanti singoli fedeli) assieme all' attuale parroco don Vittorino Ghenda hanno alla fine coronato con successo questo grande progetto.
Nel
pomeriggio,del 30 marzo infine, alle 14,30, si è svolta la processione con la sacra immagine
della Madonna de Sesule, presieduta da mons. Rizieri De Tina, vicario
foraneo di Nimis supportato anche dal parroco di Porzus Don Vittorino Ghenda.
Sempre a
Porzûs, presso la ex latteria, recentemente rinnovata, ed adibita a
Luogo d’incontro, sviluppo ed animazione delle attività turistiche
di Porzûs, si è svolta la mostra dell’artista Cordenonese Enzo Bozzer dal
titolo «La nuova iconografia occidentale».

Una nuova Famiglia
Ecclesiale a Porzus per diffondere l’Amore
A
Porzus dal Giugno 2008 presso la Casa dell'accoglienza " Maria
Speranza Nostra "
verranno le suore di questa nuova Comunità per collaborare con quelle
della Provvidenza di San Luigi Scrosoppi e con quelle del Carmelo di
Santa Maria degli angeli di Attimis….
Intervista ai
Fondatori della Comunità dei Servi di Maria del Cuore di Gesù
a cura di p.
Antonello Scano
L’Amore di Dio è sempre intraprendente e
pieno di fantasia. Stupisce per le meraviglie e le opere che suscita ed
anche per le persone che sceglie quali suoi strumenti e messaggeri in un
mondo affamato di amore.
Ho incontrato alcuni giorni fa, presso
Assisi, i Fondatori della Comunità dei Servi di Maria del Cuore di Gesù:
José e Ana Rita Tavares de Melo. Sono una coppia di coniugi brasiliani
del nord est, di João Pessoa della regione di Paraíba. Dai loro stessi
volti traspira la gioia di chi ha dato un indirizzo chiaro, altruista e
solidale alla propria vita perché conquistati dall’Amore.
Li ho intervistati col desiderio che i
lettori della rivista “Segno” possano conoscerli e sostenerli con la
preghiera e l’aiuto concreto.
Parlateci un po’ di voi, delle vostre
origini e di come vi siete incontrati?
Sono originaria di Recife e la
primogenita di tre figli – risponde subito sorridente Ana Rita – e la
famiglia di mio padre si è sempre occupata della coltivazione della
canna da zucchero e di allevamento di bestiame, mentre mia madre
proviene da una famiglia di medici e dentisti. Papà mi ha
trasmesso l’amore per la natura, mentre mamma si è occupata della mia
educazione ed ha sempre accompagnato i miei studi svolti presso una
scuola delle suore dell’Immacolata Concezione.
Anch’io sono nativo di Recife –
interviene José – e i miei genitori erano agricoltori e costruirono una
fabbrica per la lavorazione della canna da zucchero. Mio padre è sempre
stato un gran lavoratore che mi ha dato esempio di onestà e laboriosità.
Ho potuto laurearmi in agronomia e portare avanti con i miei fratelli le
aziende agricole e le fabbriche.
Ho conosciuto mia moglie quando avevo 9
anni, mentre lei ne aveva 6. Ci siamo fidanzati quando io avevo 17 anni
e Ana Rita 14 anni; dopo 5 anni di fidanzamento ci siamo sposati e
abbiamo generato 4 figli. Proprio il gennaio scorso abbiamo festeggiato
il 40° anniversario di matrimonio, per ringraziare insieme il Signore,
perché il nostro amore è sempre stato vivo e fedele.
Sappiamo che la regione del nord est è
tra le più povere del Brasile, come avete potuto mettere insieme lavoro
e aiuto ai poveri?
Tutti i giorni mi spostavo dall’azienda
agricola alla città – racconta Ana Rita – per portare il latte e nei 54
Km che percorrevo incontravo persone che mi chiedevano un passaggio e
che volentieri offrivo. Erano spesso persone molto povere, con problemi
di salute e di denutrizione che cercavo di conoscere. Le visitavo poi
nelle loro case, incaricandomi di accompagnarle dai medici e di
procurare loro le medicine necessarie. Alcune di queste persone le
ospitavo a casa, d’accordo con mio marito, fino a che non avessero
recuperato la salute. Ricordo che qualcuno si è fermato persino 4 anni.
Sì è vero – aggiunge José – le porte
della nostra casa sono sempre state aperte a tutti, soprattutto ai
poveri. Mia moglie si occupava di loro con tanta premura e dedizione
perché, date le mie crescenti responsabilità in campo lavorativo, io
dovevo viaggiare tanto.
Nel 1980 – riprende Ana Rita – comprammo
un’azienda agricola di 8.000 ettari nella regione del Marañao per il
pascolo di circa 3.000 capi da carne. C’erano molti poveri ammalati di
verminosi e cominciai a visitarli portando vermifughi e vitamine contro
l’anemia. Ho fatto installare molti filtri per l’acqua, distribuivo
vestiti e per Natale organizzavo una festa con musica, tanti buoni
piatti e dolci per i poveri.
Un giorno venne a visitarmi una povera
vedova, gravida e con 6 figli, la più grande aveva dieci anni. Mi recai
subito alla loro casa: vivevano nella miseria estrema. Procurai una casa
per questa famiglia e incaricai l’amministratore dell’azienda di portare
loro tutto quanto avessero bisogno. La signora, dopo aver partorito il
settimo figlio, ebbe una grave emorragia e dopo poco tempo i medici
scoprirono che aveva un tumore. Decidemmo con José di portare la mamma e
i suoi figli a casa nostra per occuparci direttamente di loro. I nostri
4 figli accolsero questi bambini come loro fratelli, ma la madre morì
dopo 2 anni e così i 7 bambini li adottammo definitivamente come nostri
figli. Ora tutti i nostri 11 figli sono grandi e alcuni di loro sono già
sposati. Abbiamo 16 nipoti.
Essendo voi persone facoltose in terre
come queste, segnate da grande povertà e da crescente criminalità, avete
corso gravi rischi, come furti, rapine, minacce?
Altroché – replica Ana Rita – mia madre
fu sequestrata o meglio si offrì al posto di papà perché cardiopatico,
mentre si trovava nella sua azienda agricola. Dovemmo vendere alcune
proprietà per il riscatto e mamma fu liberata. Attraversammo un periodo
difficile per le continue minacce dei sequestratori, tanto che per un
certo tempo giravamo scortati e fummo costretti a espatriare per un anno
in Portogallo. Grazie a Dio potemmo ritornare in Brasile e risolvere i
problemi economici conseguenti al sequestro. Abbiamo lasciato la
gestione delle proprietà ai nostri figli, mentre mio marito accompagna
il loro lavoro.
L’apparizione
Quali sono le motivazioni che vi hanno
portato a interessarvi dei poveri in modo permanente e prioritario?
È ancora Ana Rita a rispondere subito,
perché più estroversa del marito. E racconta. Seppi da un’amica che
c’erano delle apparizioni mariane nella cittadina di Baturité della
regione del Cearà, distante circa 800 km da casa nostra. Vi andai dopo
un po’ di tempo con mio figlio Paulo Roberto. Sentii nel mio cuore che
dovevo portare la statua della Madonna di Fatima regalatami da mia mamma
in occasione del nostro 25° di matrimonio, comprata proprio a Fatima.
Dopo cena consegnai la statua a un padre gesuita perché la appoggiasse
sull’altare dove avrebbe celebrato la S. Messa, prima delle apparizioni.
Ritornai nella mia stanza e chiusi la porta. Udii subito una voce soave
e bellissima di donna che disse: “Figlia, avrai una grande missione da
svolgere con i malati”. Mi resi conto subito che era la voce della
Madonna. Rimasi molto sorpresa e Le chiesi un segno. L’apparizione era
prevista per le ore 14.00, ma ci recammo sul luogo delle apparizioni,
con Paulo Roberto, alle 8 del mattino per trovare posto vicino
all’altare, collocato alla sommità di un piccolo rialzo del terreno.
Verso mezzogiorno vidi una nuvola bianchissima dai contorni nitidi
passare bassa tra l’altare e gli alberi sullo sfondo. Arrivò intanto,
pian piano e passando in mezzo a circa cinquemila persone, una
camionetta con una persona che da sopra gridava: “Ecco la Madonna di
Fatima venuta dal Portogallo”. In quel momento, di fine estate, e in una
zona del Brasile dove il caldo è intenso, scese una densa nebbia che
avvolse tutti. Sparì subito dopo che la statua fu collocata sull’altare.
Tutti sentimmo la presenza di Maria. Era la risposta al segno che avevo
chiesto. Da quel momento la mia vita ed anche quella di Paulo Roberto
cominciò a cambiare. La Madonna mi chiese di pregare ogni notte un
rosario intero per la conversione dei peccatori con la seguente
giaculatoria dopo ogni Ave Maria: “Vieni Santo Spirito, togli da me
tutto ciò che non viene dal Signore, perché possa trasmettere la tua
Parola con tutta fedeltà ai miei cari fratelli”.
Iniziai a dedicarmi alla visita degli
ammalati negli ospedali e nelle case. Nel mio cuore compresi che la
Madonna desiderava pure che non mi occupassi soltanto degli ammalati nel
fisico ma anche di quelli ammalati spiritualmente. E poiché questa
percezione si faceva sempre più chiara in me chiesi un altro segno. La
Madonna mi suggerì di leggere il libro di don Stefano Gobbi, Fondatore
del Movimento sacerdotale mariano. Lo aprii per caso nella pagina in cui
era scritto. “Visita i miei figli carcerati, abbandonati ad ogni sorta
di peccato”. Non ebbi più dubbi e cominciai a visitare un carcere.
In ogni cella, d’accordo con i
carcerati, misi piccole statue della Madonna di Fatima, invitando i
carcerati a pregare il rosario. Le stesse guardie testimoniarono che in
quel carcere incominciò a regnare la pace. Dopo tre mesi direttore e
vicedirettore mi fecero chiamare perché impressionati anche dal fatto
che, molti detenuti, scontata la pena, erano potuti uscire subito senza
le lungaggini della burocrazia e da 800 scesero a cinquecentododici.
Tutti questi miei passi li ho sempre compiuti d’accordo con mio marito,
con il sostegno dei miei figli e dopo averne parlato con l’Arcivescovo
di João Pessoa, Dom Marcelo.
Potete raccontarci delle missioni che
fate in tante città e come si svolgono?
Anche queste missioni – riprende Ana
Rita – sono nate durante la preghiera. Sentii chiare queste parole nel
mio cuore: “Leggi Matteo al capitolo 10”. Io non avevo allora
dimestichezza con la Bibbia e impiegai una ventina di minuti per trovare
questa citazione biblica. Mi resi conto che si trattava del discorso
missionario di Gesù e l’invio dei suoi discepoli. Incominciammo così a
contattare vescovi, sacerdoti e persone impegnate nella pastorale per
iniziare a evangelizzare. Durante le missioni visitiamo le famiglie casa
per casa; viviamo momenti di preghiera nella lode al Signore dentro le
Chiese e nelle piazze e impartiamo una serie di catechesi sui fondamenti
della nostra fede. Finora abbiamo fatto questo in oltre un centinaio di
città e la risposta della gente è stata sempre entusiasta. Tanti ci
chiedono luce e consigli per la loro vita spirituale e per intraprendere
un cammino di conversione e di riavvicinamento alla Chiesa.
Le richieste del Signore
Qual’è stata la scintilla che vi ha
portati ad iniziare una nuova Comunità?
In uno dei miei ritiri spirituali
mensili, vissuti nel silenzio – continua Ana Rita – nel cuore Gesù mi
chiese di formare una Comunità. Non avevo la minima idea di che cosa
fosse una comunità, dato che ero abituata a lavorare con il bestiame e
nella campagna. Ricorsi ancora una volta all’aiuto del mio vescovo, il
quale mi rispose: “Se Gesù ti ha chiesto una Comunità, Lui stesso ti
mostrerà come fare”. Il Signore mi fece capire nella preghiera che
desiderava una Comunità missionaria e contemplativa. Dal 1997 ad oggi,
Dio ha mandato sacerdoti e donne, giovani e famiglie disposte a vivere
il nostro carisma, cioè l’Amore verso tutti, contemplato nella
preghiera, testimoniato nell’accoglienza dei poveri, nella cura dei
malati, nell’ospitalità alla gente di strada e dei vecchi abbandonati, e
annunciato nell’evangelizzazione.
Consideriamo co-fondatori della nostra
Opera – aggiunge José – P. Lorenzo, missionario di origine italiana e
Sorella Bettina Maria, di origine tedesca. Il 13 maggio 2001 abbiamo
così dato inizio al ramo contemplativo che si dedica all’adorazione
perpetua.
Il 28 giugno 2002 siamo stati a Roma e
benedetti dal Papa Giovanni Paolo II in udienza privata, accompagnati
dall’allora presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana Dom Jaime,
dal Vice-presidente e nostro Vescovo Dom Marcelo e dal Segretario Dom
Raimundo Damasceno.
Altro evento importante vissuto –
riprende Ana Rita – è stata la consacrazione del Santuario dei Sacri
Cuori di Gesù e Maria, voluto dalla Madonna che, attraverso la
guarigione straordinaria da un melanoma all’occhio di un bambino, ci ha
fatto capire il luogo esatto dove costruirlo. È stato consacrato il 23
giugno scorso nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù durante una
concelebrazione presieduta dal nostro Arcivescovo Dom Aldo e con la
partecipazione di altri 2 Vescovi amici, Dom Marcelo e Dom Manuel. Sono
migliaia le persone che vengono in pellegrinaggio al santuario e
ricevono tante grazie e guarigioni.
Segni meravigliosi
Quali sono i progetti per il prossimo
futuro e perché siete in Italia?
Siamo in Italia – risponde Ana Rita –
per rispondere a un desiderio che il Signore ci ha manifestato durante
la preghiera, quello cioè di aprire una comunità qui per fare quanto
facciamo in Brasile, anche se in una nazione che conosciamo poco e alla
quale il Signore ci ha inviati. Stiamo incontrando persone disposte ad
aiutarci e perfino a lasciare tutto per consacrarsi a questo progetto.
La Provvidenza ci sta mostrando segni meravigliosi.
A João Pessoa ci è stato affidato un
edificio situato in mezzo a sei ospedali che stiamo ristrutturando per
l’accoglienza delle adolescenti, e che chiamiamo “Sion Città di Dio”.
Inaugureremo tra poco anche la casa “Madre di Dio”, per
trasmettere l’amore, la tenerezza e l’accoglienza di Maria ai più
bisognosi. Apriremo pure con l’aiuto di alcuni medici e con l’aiuto di
benefattori un Ospedale di medicina naturale.
Nella Casa del Bambino Gesù
accogliamo gratuitamente gli ammalati che vengono dalle città più
lontane e che hanno bisogno di essere accompagnati per tutta la durata
del loro ricovero in ospedale o per la prenotazione delle visite
mediche, poveri che non possono pagare l’albergo. Offriamo loro anche
l’aiuto spirituale favorendo nella casa uno spirito di famiglia che li
aiuta a vivere più serenamente la loro malattia e la degenza
ospedaliera.
Abbiamo iniziato pure il progetto
“Maria Madre dell’Amore”: anche questa casa è destinata al numero
sempre crescente di persone che provengono dalle città vicine per esami
medici e possono usufruire della possibilità di fare una doccia e di
lavare i loro indumenti. Desideriamo offrire un ambiente di fraternità,
dove condividiamo con loro l’amore di Dio, mentre esercitiamo il
ministero dell’ascolto e del consiglio per aiutare i nostri ospiti ad
aprirsi a nuove e migliori prospettive di vita.
Abbiamo formato un gruppo che si
occuperà dei fratelli di strada per la distribuzione di cibo e medicine,
ma con il desiderio che siano riscattati dalla strada e possano essere
anch’essi strumenti di evangelizzazione e di solidarietà verso altri
fratelli della strada. Alcuni di questi fratelli sono già strumenti
d’amore per altri.
Stiamo portando avanti il “Progetto
Madre Teresa di Calcutta”: si tratta di una missione che ci porta a
visitare i luoghi dove più si fa sentire il dolore, la solitudine,
l’abbandono, in cui ammalati e anziani sono letteralmente “scaricati”
dai figli e dimenticati. Visitiamo pertanto ospedali e ospizi.
L’abbandono e la solitudine provoca in queste persone depressione e
sconforto. Per loro apriremo la “Casa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria”
a pochi passi dalla spiaggia più grande e bella di João Pessoa, dove
potranno trascorrere alcune settimane di vacanza e di riposo in un clima
di gioia e di famiglia.
Abbiamo pensato di iniziare anche il
progetto “Piccoli Amici di Gesù” che coinvolge direttori
didattici e insegnanti di scuole materne e orfanotrofi per aiutare i
ragazzi provenienti da situazioni di disagio e da genitori che hanno
avuto problemi con la giustizia a conoscere di più Gesù perché crescano
nell’amore, nella preghiera, nel rispetto, nell’onestà, nella
disciplina, nella responsabilità.
La nostra è una piccola Opera che
desidera essere lievito del regno di Dio, per testimoniare il suo Amore
per ogni uomo, specialmente per i piccoli e i poveri.
Grazie per la vostra bella
testimonianza. Che il Signore benedica i vostri progetti!
P. Antonello Scano
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